Shirin Ebadi

(Hamedan/Iran, 1947) è un'avvocato e pacifista iraniana. Il 10 dicembre 2003 le fu conferito il Premio Nobel per la pace, fu la prima iraniana e la prima donna musulmana ad ottenere questo riconoscimento.
È stata anche la prima donna magistrato nella storia iraniana.
Sarà ospite d’onore e madrina del primo congresso internazionale dei Musei della Donna

Dopo la Rivoluzione Islamica del 1979 fu costretta, come tutte le donne giudice, ad abbandonare la magistratura e le fu offerto un posto da segretaria, solo dopo ampie proteste, le fu riconosciuta la possibilità di collaborazione al tribunale con il ruolo di “esperta di legge”. Shirin Ebadi considerò la retrocessione intollerabile e per alcuni anni la sua attività fu limitata alla pubblicazione di numerosi libri e articoli.

Solo nel 1992 ottenne l’autorizzazione ad operare come avvocato e aprì uno studio proprio.
Attualmente Shirin Ebadi è docente presso l’Università di Tehran e sostenitrice attiva dei movimenti per i diritti femminili e dei bambini. Vive a Tehran con il marito e le due figlie.

Ebadi si pone come donna democratica di fede mussulmana, si batte per i diritti umani sulla base della dichiarazione universale dei diritti umani, per la parità di diritti di donne e uomini sul piano del lavoro, per i diritti dell’infanzia e per una riforma giuridica con giudici e avvocati indipendenti. Considera la violazione dei diritti umani come la punizione tramite lapidazione come un abuso della religione e un’interpretazione errata della Sharia. Chiede una società pluralistica e liberale e si oppone a idee fondamentaliste.
Come avvocato è solita occuparsi di casi di liberali e dissidenti entrati in conflitto con il sistema giudiziario iraniano che resta uno dei bastioni dell’ala di governo più conservatrice. Spesso è parte civile in processi contro membri dei servizi segreti iraniani.
Nel 2000 fu accusata di disturbo alla quiete pubblica perché diffuse un video contenente la confessione di un militante di un gruppo di fondamentalisti islamici risultato segretamente ingaggiato dall’ala conservatrice del governo per spaventare i riformisti con delle spedizioni violente e intimidatorie e incursioni nelle assemblee e manifestazioni. Il processo si concluse con una condanna a 26 giorni di isolamento e all’interdizione e la sospensione dall’attività di avvocato per cinque anni, la condanna fu in seguito ridotta. Questo caso attirò l’attenzione di organizzazioni per i diritti umani sulla situazione in Iran.
Durante la cerimonia di conferimento del Premio Nobel Ebadi decise di presentarsi senza copricapo, asserendo che nelle culture occidentali ogni donna ha il diritto di decidere come vestirsi, mentre in Iran ovviamente veste il foulard previsto dalle legge, perché come giurista vuole osservare le leggi vigenti.”
(tratto e tradotto da
de.wikipedia.org)

Presso Sperling & Kupfer 2006 nel 2006 è uscita la sua autobiografia: “ Il mio Iran. Una vita di rivoluzione e speranza”

La signora Ebadi parla il Farsi (lingua ufficiale parlata in Iran, Afghanistan e Tadgichistan.)
L’interprete Ella Mohamadi accompagnerà la sua permanenza a Merano e tradurrà la sua relazione in lingua italiana.

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